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L'invito all'astensionismo è un problema per la democrazia
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Ma a ben guardare l’astensionismo elettorale è una sfida alla democrazia nella misura in cui ne costituisce una critica ai suoi attori e alle sue procedure. Astenendosi gli elettori credono di ripagare i governanti con la loro stessa moneta: indifferenza e ostilità. Tuttavia il partito degli astenuti non esiste; gli astensionisti sono un popolo nomade, la cui composizione interna è mutevole, e il loro apporto alla crescita della società civile è del tutto ininfluente, appunto perché fortemente frammentato, disarticolato, contraddittorio tra gli stessi promotori dell’astensionismo.
Meno elettori alle urne implica altresì che la già scarsa partecipazione diventi più diseguale, con l’espulsione dal circuito della rappresentanza democratica delle fasce più deboli e marginali della popolazione.
A questo va aggiunto quanto indicato dall’articolo 48 della Costituzione, dove solennemente si afferma che il voto personale, uguale, libero e segreto è un dovere civico.
Istigare a contravvenire ad un dovere costituzionale è un errore esiziale. La democrazia non muore in un giorno, ma si indebolisce e si logora quando cresce l’idea che partecipare sia inutile.