di Federico Fiorin
E successo anche questo!
A Recoaro Terme l’ex sindaco, persona sicuramente stimata e apprezzata in paese per l’impegno e l’attività profusa in quasi mezzo secolo di servizio amministrativo, ha rivolto un appello ai propri concittadini affinché disertassero le urne in occasione delle elezioni amministrative dello scorso 24 e 25 maggio.
Fortunatamente la maggior parte dei recoaresi, tra cui anche il parroco, ha respinto questo sciocco invito, dimostrando così di avere una coscienza civica, un rispetto per le istituzioni ed un amore per la comunità, più responsabili di chi li ha governati per tanto tempo. E allora oltre il 54% degli elettori si è regolarmente presentato a votare, risolvendo un problema che avrebbe potuto avere conseguenze paradossali.
Ma perché l’invito a disertare le urne, oltre che ad essere un non senso politico, rappresenta un grave attentato alla democrazia?
Innanzitutto una premessa: a Recoaro alle ultime elezioni amministrative si è presentata una sola lista. Circostanza decisamente anomala per una comunità che invece si è sempre caratterizzata per una spiccata vivacità politica, non priva di contrapposizioni passionali e sanguigne.
Tutto questo sembra essersi interrotto durante il periodo dell’emergenza pandemica, quando la comunità non è più stata in grado di proporre alla propria guida personalità provenienti dal suo stesso tessuto sociale. Si è così arrivati alle elezioni del maggio 2026 con una sola lista, quella della maggioranza uscente, forte soprattutto del risultato di essere riuscita a convogliare sul paese l’enorme somma di 20 milioni di euro per opere da finanziare con il PNRR.
Vista dal di fuori una situazione del genere parrebbe preludere al fatto che, di fronte ad un risultato amministrativo tanto straordinario (i cui esiti peraltro rimangono ancora incerti per le lungaggini burocratiche che accompagnano interventi così impegnativi ndr), non ci sia spazio per l’opposizione per manifesta superiorità della maggioranza.
Ma invece così non è stato. L’opposizione uscente, costituita da una lista che raggruppava esponenti della Lega e di Fratelli d’Italia, si è incagliata sulla indisponibilità per sopraggiunti impedimenti lavorativi del candidato sindaco. Successivamente frange della società civile, dall’ex sindaco al vice presidente della Pro loco, si sono manifestamente dichiarati per l’astensionismo, nella convinzione che un anno di commissariamento del comune, cioè la paralisi amministrativa di qualsiasi intervento di programmazione strategica, rappresentasse la condizione migliore per rianimare la partecipazione politica in paese!
Ma a ben guardare l’astensionismo elettorale è una sfida alla democrazia nella misura in cui ne costituisce una critica ai suoi attori e alle sue procedure. Astenendosi gli elettori credono di ripagare i governanti con la loro stessa moneta: indifferenza e ostilità. Tuttavia il partito degli astenuti non esiste; gli astensionisti sono un popolo nomade, la cui composizione interna è mutevole, e il loro apporto alla crescita della società civile è del tutto ininfluente, appunto perché fortemente frammentato, disarticolato, contraddittorio tra gli stessi promotori dell’astensionismo.
Meno elettori alle urne implica altresì che la già scarsa partecipazione diventi più diseguale, con l’espulsione dal circuito della rappresentanza democratica delle fasce più deboli e marginali della popolazione.
A questo va aggiunto quanto indicato dall’articolo 48 della Costituzione, dove solennemente si afferma che il voto personale, uguale, libero e segreto è un dovere civico.
Istigare a contravvenire ad un dovere costituzionale è un errore esiziale. La democrazia non muore in un giorno, ma si indebolisce e si logora quando cresce l’idea che partecipare sia inutile.
Che ad intraprendere questa scelta sia stato un protagonista della vita istituzionale del paese, ne offusca il ricordo e ne svilisce il ruolo. Vale solo la pena di ricordare che l’articolo 98 del d.p.r. 361/1957 punisce con la reclusione e la multa il pubblico ufficiale e il ministro di qualsiasi culto (dunque doppiamente saggio il parroco!) che induce all’astensione.
In un’epoca di crisi della rappresentanza che mette in discussione anche il fulcro della democrazia diventa più che mai urgente riattivare quel legame di fiducia tra cittadino e istituzioni. E’ un lavoro che riguarda tutti: partiti, corpi intermedi, istituzioni e società civile. E che non può essere rimandato.