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Di fronte a questo scenario qual è il ruolo del CAI? 
 
Personalmente credo che il CAI, che è l’unica associazione che per missione, vissuto ed esperienza vive la montagna non in maniera episodica e occasionale, debba riappropriarsi della sua funzione di corpo intermedio, non tanto per contrapporsi alle istituzioni presenti sul territorio, quanto piuttosto per fare da ponte, avviando un dialogo costruttivo con queste, al fine di riequilibrare una situazione che rischia altrimenti di sfuggire definitivamente di mano. Purtroppo ci rendiamo conto ogni giorno, e con frequenza sempre maggiore, di essere spesso amministrati da dei cialtroni (è sufficiente, a titolo d’esempio, osservare quanto sta accadendo a livello nazionale tra le promesse elettorali e le decisioni attuate in tema di pensioni, accise, tassazione, immigrazione, lotta all’evasione fiscale ecc. ndr) che assurgono a ruoli di potere privi di preparazione e inadeguati al ruolo.
 
Tuttavia a fronte di un mandato popolare e democratico, a queste persone è riconosciuto il compito di governare. Aiutare il decisore nelle scelte è una delle funzioni dei corpi intermedi, perché va da sé che una decisione presa da chi si dimostra impreparato o inadeguato alla funzione, rischia di produrre gravi conseguenze per molto tempo a venire.
Del resto lo sviluppo della montagna non si decreta per legge, ma si costruisce con scelte politiche territoriali coordinate fra di loro, con il coinvolgimento della comunità, e con una visione di lungo respiro. Ricordava Alexander Langer (1946-1995) che il motto olimpico del barone De Coubertain del citius, altius, fortius (più veloce, più alto, più forte) rappresenta ancora oggi la quinta essenza della nostra civiltà e della competizione della nostra civiltà, ma al contrario la proposta di
Langer si fondava su questi tre principi: lentius, profundius, soavius, “più lenti invece che più veloci, più in profondità, invece che più in alto e più dolcemente o più soavemente invece che più forte, con più energia, con più muscoli.
Con questo motto non si vince nessuna battaglia frontale, però forse si ha il fiato più lungo”. 
 
Ecco, l’auspicio è che il CAI, la sezione di Valdagno peraltro ha dei meriti straordinari circa la capacità di coinvolgere gli iscritti, organizzare iniziative per tutte le età, avvicinare alla cultura e al rispetto della montagna, sappia cogliere anche questa opportunità, e si rimetta in una relazione critica con le istituzioni presenti sul territorio. I veri protagonisti della montagna devono tornare ad essere le persone e non le carte o le mere questioni legate all’economia, allo sfruttamento e al lucro.
 
18/12/2025