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Dopo il primo conflitto mondiale si è aperta la stagione dell’alpinismo eroico, a cui anche Valdagno ha dato il proprio contributo, in particolare con le figure di Bortolo Sandri e Mario Menti, e poi di Gino Soldà. Ma la montagna, che pure aveva iniziato ad aprirsi alle prime forme di turismo con la costruzione dei rifugi in quota e la presenza dei primi impianti di risalita, continuava a rimanere una meta riservata a pochi appassionati.Dove sta andando la Montagna?
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Anche i giochi olimpici invernali di Cortina 1956 avevano sì aumentato la visibilità della montagna, ma il tutto rimaneva circoscritto a poche località, tra cui dalle nostre parti si andavano affermando Asiago e Recoaro.
La svolta si è avuta col nuovo millennio, a partire dal riconoscimento attribuito dall’Unesco alle Dolomiti quale patrimonio mondiale dell’umanità (2009), e a seguire dalla considerevole ma non sempre positiva presenza dei cosiddetti influencer, che attraverso i social media hanno contribuito a far conoscere ad un numero elevatissimo di persone, in modo però assolutamente superficiale ed acritico, il mondo della montagna. Questo ha portato in pochissimi anni ad un impressionante aumento dei frequentatori della montagna, provocando in molti casi il fenomeno del cosiddetto overturism con numeri di presenze difficili da gestire, che si sono moltiplicati dopo l’emergenza pandemica (2020-2022).
Non solo numeri in aumento, ma spesso anche improbabili escursionisti privi di attrezzatura adeguata e di conoscenze di base dell’ambiente montano, animati dal solo desiderio di raggiungere a tutti i costi, e spesso, costi quel che costi, quel luogo pubblicizzato dai social per soddisfare il narcisistico desiderio di essere immortalati in una foto; ancor meglio poi se il luogo risulta raggiungibile evitando di fare fatica!
L’afflusso non controllato alla montagna sta però provocando almeno quattro problemi: innanzitutto l’aumento del numero degli incidenti: nel 2024 le morti in montagna sono state 466, mentre nel solo periodo tra fine giugno e inizi di agosto 2025 i decessi registrati in alta quota sono stati un centinaio (quasi tre al giorno); nell’area delle nostre Piccole Dolomiti (di cui quest’anno sono ricorsi i 100 anni dalla loro denominazione ndr) nel 2024 abbiamo avuto un solo incidente mortale, ma nel 2025 il numero degli incidenti mortali in quota è salito a cinque.
Il secondo problema riguarda le ricadute negative sulla sentieristica sia per l’aumento di episodi di vandalismo, sia anche per l’uso improprio dei sentieri che vengono spesso percorsi non solo dagli escursionisti ma anche dai bikers, con tutte le problematiche che questo comporta, sia in termini di rischio di incidenti sia per il lavoro supplementare riguardante la manutenzione dei sentieri.
La terza criticità riguarda la funzione stessa dei rifugi che, come ricorda anche il CAI di Valdagno “non sono alberghi, non sono location di soggiorno, non sono internet point, ma al contrario si raggiungono sempre a piedi, sono punti di ristoro e d’appoggio per le escursioni, ripari sicuri in caso di maltempo, hanno orari da rispettare”, ma che invece purtroppo, e con sempre maggiore intensità, vengono confusi dagli improvvisati escursionisti per ristoranti gourmet d’alta quota, dove clienti pretenziosi e impertinenti chiedono di ottenere l’impossibile, e gestori che in alcuni casi approfittano per aumentare immotivatamente i prezzi; talvolta poi i rifugi assumono un utilizzo improprio quali luoghi dove proporre eventi di intrattenimento, modificandone così ruolo e funzione.