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L'andamento delle operazioni sullo scenario bellico internazionale portò le forze armate italiane, nel volgere di alcuni mesi, a trovarsi impegnate su quattro grandi fronti di guerra, che andavano dall'Africa orientale alla Russia, dall'Africa settentrionale ai Balcani. E fin dagli inizi del nuovo anno 1941 incominciarono a giungere sempre più frequenti le notizie di valdagnesi feriti, caduti o fatti prigionieri nelle zone di combattimento. La sola contrada Lago di Castelvccchio, tanto per citare un esempio, pagò in quel periodo un alto tributo di giovani vite, prima con la perdita dell'alpino Antonio Dal Lago di Angelo (8 gennaio), ucciso sul fronte greco, e poi con la morte, avvenuta in Albania il 21 marzo, di Giuseppe Zen che lasciava la moglie e una bambina in tenera età. Altre vittime della guerra furono l'alpino Pietro Beato Reniero morto sul fronte greco 1'8 marzo, Beniamino Danzo di Novale morto in aprile e Pietro Disconzi, morto a Vicenza in seguito a ferite e sepolto a Castelvecchio. Riconoscimenti al valor militare venivano intanto assegnati ai valdagnesi che si distinguevano in battaglia. Dopo che in aprile l'Italia aveva occupato la Dalmazia e il Montenegro, furono decorati con medaglia d'argento il sergente maggiore Carlo Dal Conte e con medaglia di bronzo l'alpino Pietro Guiotto.

Durante l'estate, dopo che il 22 giugno era iniziata la campagna contro la Russia ad opera dei tedeschi e del corpo di spedizione italiano, si andò parallelamente intensificando l'offensiva propagandistica interna, con la quale il regime fascista mirava ad esaltare, a beneficio dell'opinione pubblica appartenente ad ogni strato sociale, lo sforzo bellico nazionale. Ciò avveniva prevalentemente attraverso campagne di informazione ben orchestrate e «addomesticate», che utilizzavano con sistematica assiduità tutti gli strumenti di diffusione di massa disponibili all'epoca. Il Teatro Impero di Valdagno divenne così un puntuale riferimento per tutta la vallata, ed anche oltre, per il cui tramite gli avvenimenti in atto sui vari fronti guerra, filmati e commentati, venivano presentati con l'intento di celebrare i successi del nostro esercito e del suo potente alleato germanico. Tra luglio e agosto vi si proiettarono (in contemporanea con tutti i principali cinema e teatri d'Italia) alcuni documentari realizzati dall'Istituto Luce, come quello intitolato "Guerra ai Sovietici" che fu programmato il 5 agosto, dove si raccontavano i brillanti risultati ottenuti durante l'avanzata in terra sovietica nella prima settimana dopo l'inizio dell'attacco.  

Mentre al vertice del comune il nuovo commissario prefettizio Luigi Rossi sostituiva il podestà Renzo Simionati, la crisi alimentare si andava facendo per la popolazione civile sempre più acuta. Il sorgo fu ben presto requisito dalle autorità e i prezzi di alcuni beni, come per esempio il burro, salirono alle stelle. Col primo di agosto la razione quotidiana di pane venne fissata a due etti per persona, ma già pochi giorni più tardi era scesa a 150 grammi, mentre la razione di carne veniva ridotta ad appena 80 grammi per persona alla settimana. In settembre tutta la produzione di patate, fagioli e piselli era da considerarsi requisita a scopi bellici.   

A partire dal mese di ottobre anche il vestiario fu soggetto al razionamento, ma già dalla primavera precedente per un normale paio di scarpe, quando se ne trovavano, si dovevano spendere almeno duecento lire, una cifra per i più assolutamente proibitiva, per quanto ancora lontana dalle astronomiche ottomila lire che, soltanto un anno più tardi, sempre a Valdagno, sarebbe costato un paio di scarpe di cuoio!  

Sulla scena internazionale l'anno si chiudeva con l'attacco giapponese alla flotta americana di stanza a Pearl Harbor (7 dicembre) e la conseguente entrata in guerra degli Stati Uniti, mentre le operazioni in Africa stavano prendendo per le nostre forze armate una pessima piega, con le truppe italo-tedesche in Libia costrette a ripiegare sotto i colpi dell'offensiva britannica.

1942   

Il secondo inverno di guerra portò con sé un ulteriore aggravamento della situazione economica interna e, in particolare, delle condizioni alimentari in cui si trovavano le famiglie, tanto nelle città quanto nelle aree rurali del paese. La produzione dei mulini venne posta sotto un regime di sorveglianza ancora più stretto e continuo, con turni sia di giorno che di notte, per evitare abusi e violazioni agli ordini di razionamento.