Al cinema ci andavo quasi sempre alla domenica pomeriggio dopo il catechismo, i biglietti li vendeva mio zio Vittorio (ma non mi ha mai fatto entrare gratis) e l’addetto alla proiezione era don Umberto Tessaro, cappellano dell'ospedale e, mi era stato detto, reduce della grande guerra, infatti zoppicava per una ferita.
Da notare, ogni settimana veniva affisso alla porta delle chiese un avviso con il giudizio morale sui vari film in proiezione in quel momento in città. Non lo decideva il prete di turno ma lo preparava il Centro Cattolico Cinematografico Nazionale. Don Giovanni Barbieri, allora parroco a san Gaetano, era il sacerdote che se ne occupava e conservava la serie storica di tutti i giudizi morali su tutti i film proiettati in Italia. Tale archivio esisteva fino a qualche anno fa conservato presso il cinema Super, dovrebbe essere ancora lì. Ogni film aveva il suo giudizio morale e la scale di “visibilità” era la seguente: raccomandabile (molto raro), visibile, per adulti, per adulti con riserva, sconsigliabile, proibito. Al cinema dei preti naturalmente si proiettavano film visibili, quanto al film “proibito”, spesso proiettato nelle sale Rivoli e Corallo, non era accertato se chi andava a vederlo dovesse tenere il fatto presente per la successiva confessione.
I miei ricordi, molto incerti, dei miei primi film visionati attorno agli anni ‘50, oltre al super classico Biancaneve e i 7 Nani, non vanno oltre tanti film western con il 7 Cavalleggeri che arrivava a salvare i (sempre buoni) coloni contro gli indiani (sempre cattivi), oppure i coraggiosi Marines che riconquistavano le isole del Pacifico ai combattivi Giapponesi. Il film più “raccomandabile” di tutti fu senz’altro “Marcellino pane e vino” (1955) un film “storico” perché fu con questa proiezione che il vecchio “Utile Dulci” chiuse passando il suo testimone al nuovo grandioso cinema teatro Super (sempre parrocchiale). Nella nuova sala fu subito introdotto il formato Cinemascope e il primo film in questo nuovo formato lì proiettato fu “La tunica” (opera del 1953) diretto da Henri Coster, il primo realizzato nel mondo con la nuova tecnica.
Poi per la prima volta nel cinema si introdusse lin un rapporto dialettico (pre-conflittuale?) con la televisione, che aveva iniziato a trasmettere su tutto il territorio nazionale dall’inizio del 1954. Quasi nessuna famiglia allora ne possedeva una,ma nel 1955 esplose il fenomeno “Lascia o Raddoppia’” con Mike Buongiorno e, mi fu raccontato, che in molte sale al giovedì si sospendeva la proiezione del film perché gli spettatori potessero seguire la trasmissione televisiva. Tuttavia non ho trovato notizie se questo fenomeno avvenisse anche da noi.
Negli anni ‘60 l’Arciprete di allora, mons. Sette aveva inventato una nuova sperimentazione di catechismo per gli adulti in forma più “moderna”. Servendosi del cinema, un giorno della settimana (giovedì?) il Super si apriva per una proiezione gratuita di un film e nell’intervallo tra il primo e il secondo tempo (a quel tempo regola di ogni proiezione) veniva inserito un tema di istruzione catechistica, diretto dallo stesso arciprete. Pure il cinema Rivoli ebbe la sua proiezione “raccomandabile” nel 1951 quando giunse sulle scene il film “Quo vadis?” con Robert Taylor e Deborah Kerr, un misto di religione, dramma, azione. Io l’ho visto a 8-9 anni ma mi ricordo che allora si doveva fare una lunga fila (caso unico) e scegliere l’ora della proiezione per poter trovare posto. Non saprei dire se l’altro film di strepitos successo sempre al Rivoli “Don Camillo” (1952) ebbe la qualifica di “Visibile” o “Adulti” visto che nel 1953 si tennero in Italia le elezioni politiche e come queste impattassero nella situazione locale.
Tuttavia il cinema Rivoli ebbe il suo film “scandaloso”: “La dolce vita” diretto dal regista Federico Fellini. Nell’anno della sua proiezione (1960) sollevò una infinità di scalpore e anche a Valdagno ci fu almeno un tentativo di sabotaggio (per carità non violento ma attraverso forme di demonizzazione). Imputata era soprattutto la “sensuale” scena del bagno di Anita Ekberg con Marcello Mastroianni nella fontana di Trevi. Poi con il tempo “La dolce vita” divenne un classico immancabile nei cineforum anche cattolici, come dire che valori e sensibilità seguono l’evolversi della società.