di Antonio Boscato
Possibile una conoscenza del recente passato del costume valdagnese attraverso la storia delle sue sale cinematografiche? Perché no? Nella mia memoria conservo qualche ricordo che sono portato a confrontarlo con il presente. In fondo, la storia delle comunità si fa anche tramandando ricordi, a pensarci è lo stesso messaggio cristiano che si è formato partendo da testimonianze che sono state raccolte.
Inizio dicendo che nella mia mente permane come una fotografia l’immagine di una vacchia sala cinematografica (era anche teatro?), forse la più antica. Ne ricordo il nome: cinema Marconi. , Io, ancora molto piccolo, dovrei aver aver visto un film di tipo religioso, non chiedetemi quale. Parecchi anni fa una una delle proprietarie, mi ha fatto vedere cosa era rimasto della struttura che sorgeva appunto in via Marconi. Credo che oggi con le tante successive ristrutturazioni non sia rimasto più nulla. Non so neppure se su questa struttura esistano documentazione e ricerche.
Più vicino nel tempo, pur nella mia maturità, devo dire che personalmente non sono mai stato un appassionato cinefilo, cultore di cineforum e relativi dibattiti. Andavo al cinema per evasione. Alle elementari, si fa fa per dire, ho iniziato a frequentare il cosiddetto “Cinema dei Preti”, il cinema-teatro parrocchiale più importante della città di Valdagno. Sorgeva all’inizio di via don Bosco. La struttura esiste ancora ma è stata riconvertita in banca. D’altronde numerose parrocchie delle frazioni (Novale, Maglio, San Quirico, forse altre) accanto alla chiesa avevano la loro “sala parrocchiale”, che svolgeva pure il compito di sala per la comunità.
Il cinema della parrocchia del Duomo si chiamava “Utile Dulci”, denominazione presa da un verso di Orazio (“Utile dulci miscere”) dove si espresse nel tempo una propria glorioso filodrammatica che andrebbe ricordata per i tanti suoi personaggi che l’hanno resa vivace negli anni ‘40-’50, ma non credo siano rimaste testimonianze per ricostruirne le vicende. È un pezzo di storia della comunità valdagnese che è andato perduto. Se qualcuno avevesse conservato in famiglia dei ricordi sarebbe bello che fossero portati alla luce (un suggerimento per il valoroso assessore alla cultura).
Al cinema ci andavo quasi sempre alla domenica pomeriggio dopo il catechismo, i biglietti li vendeva mio zio Vittorio (ma non mi ha mai fatto entrare gratis) e l’addetto alla proiezione era don Umberto Tessaro, cappellano dell'ospedale e, mi era stato detto, reduce della grande guerra, infatti zoppicava per una ferita.
Da notare, ogni settimana veniva affisso alla porta delle chiese un avviso con il giudizio morale sui vari film in proiezione in quel momento in città. Non lo decideva il prete di turno ma lo preparava il Centro Cattolico Cinematografico Nazionale. Don Giovanni Barbieri, allora parroco a san Gaetano, era il sacerdote che se ne occupava e conservava la serie storica di tutti i giudizi morali su tutti i film proiettati in Italia. Tale archivio esisteva fino a qualche anno fa conservato presso il cinema Super, dovrebbe essere ancora lì. Ogni film aveva il suo giudizio morale e la scale di “visibilità” era la seguente: raccomandabile (molto raro), visibile, per adulti, per adulti con riserva, sconsigliabile, proibito. Al cinema dei preti naturalmente si proiettavano film visibili, quanto al film “proibito”, spesso proiettato nelle sale Rivoli e Corallo, non era accertato se chi andava a vederlo dovesse tenere il fatto presente per la successiva confessione.
I miei ricordi, molto incerti, dei miei primi film visionati attorno agli anni ‘50, oltre al super classico Biancaneve e i 7 Nani, non vanno oltre tanti film western con il 7 Cavalleggeri che arrivava a salvare i (sempre buoni) coloni contro gli indiani (sempre cattivi), oppure i coraggiosi Marines che riconquistavano le isole del Pacifico ai combattivi Giapponesi. Il film più “raccomandabile” di tutti fu senz’altro “Marcellino pane e vino” (1955) un film “storico” perché fu con questa proiezione che il vecchio “Utile Dulci” chiuse passando il suo testimone al nuovo grandioso cinema teatro Super (sempre parrocchiale). Nella nuova sala fu subito introdotto il formato Cinemascope e il primo film in questo nuovo formato lì proiettato fu “La tunica” (opera del 1953) diretto da Henri Coster, il primo realizzato nel mondo con la nuova tecnica.
Poi per la prima volta nel cinema si introdusse lin un rapporto dialettico (pre-conflittuale?) con la televisione, che aveva iniziato a trasmettere su tutto il territorio nazionale dall’inizio del 1954. Quasi nessuna famiglia allora ne possedeva una,ma nel 1955 esplose il fenomeno “Lascia o Raddoppia’” con Mike Buongiorno e, mi fu raccontato, che in molte sale al giovedì si sospendeva la proiezione del film perché gli spettatori potessero seguire la trasmissione televisiva. Tuttavia non ho trovato notizie se questo fenomeno avvenisse anche da noi.
Negli anni ‘60 l’Arciprete di allora, mons. Sette aveva inventato una nuova sperimentazione di catechismo per gli adulti in forma più “moderna”. Servendosi del cinema, un giorno della settimana (giovedì?) il Super si apriva per una proiezione gratuita di un film e nell’intervallo tra il primo e il secondo tempo (a quel tempo regola di ogni proiezione) veniva inserito un tema di istruzione catechistica, diretto dallo stesso arciprete. Pure il cinema Rivoli ebbe la sua proiezione “raccomandabile” nel 1951 quando giunse sulle scene il film “Quo vadis?” con Robert Taylor e Deborah Kerr, un misto di religione, dramma, azione. Io l’ho visto a 8-9 anni ma mi ricordo che allora si doveva fare una lunga fila (caso unico) e scegliere l’ora della proiezione per poter trovare posto. Non saprei dire se l’altro film di strepitos successo sempre al Rivoli “Don Camillo” (1952) ebbe la qualifica di “Visibile” o “Adulti” visto che nel 1953 si tennero in Italia le elezioni politiche e come queste impattassero nella situazione locale.
Tuttavia il cinema Rivoli ebbe il suo film “scandaloso”: “La dolce vita” diretto dal regista Federico Fellini. Nell’anno della sua proiezione (1960) sollevò una infinità di scalpore e anche a Valdagno ci fu almeno un tentativo di sabotaggio (per carità non violento ma attraverso forme di demonizzazione). Imputata era soprattutto la “sensuale” scena del bagno di Anita Ekberg con Marcello Mastroianni nella fontana di Trevi. Poi con il tempo “La dolce vita” divenne un classico immancabile nei cineforum anche cattolici, come dire che valori e sensibilità seguono l’evolversi della società.
Quanto agli altri locali posso solo citare (ma senza ricordare gli anni) il periodo in cui al martedì al cinema Corallo si proiettavano i cosiddetti “Film a luci rosse”, subito scomparsi all’arrivo della moderna pornografia in rete. Credo però che il Cinema Corallo (ma si chimava Dante prima?), perché più piccolo, puntasse anche a film di una certa qualità, ma di non grandissimo richiamo. Il cinema teatro Rivoli proiettava i film di successo e aveva delle mega strutture, soprattutto un grande schermo panoramico che mi emozionò moltissimo quando assistetti alla proiezione del film “2001 Odissea nello Spazio” di Stanley Kubrick che, per gli effetti raggiunti e un sonoro stereofonico, apparve quasi precursore dei successivi formati 3D.
Ma anche per il Rivoli arrivò il momento di chiudere. L’anno, a ricordare ma con qualche incertezza, fu il 1981. L’ultimo film di grande successo proiettato prima della chiusura fu “Laguna Blu” (1980) che ebbe il merito di attirare e affascinare tutti gli allora adolescenti immergendoli nella fantasia di una “vita secondo natura” (richiamando quindi la pedagogia dell’Emile di Rousseau?) libera da condizionamenti sociali di due ragazzi che vivono e crescono nelle incantate isole della Polinesia (io ho potuto visitare proprio l’isola in cui parzialmente il film fu girato, diciamo che un pensierino, quanto alposto, l’avrei fatto anch’io!) però un buon po’ di merito ebbero gli affascinanti attori Brooke Shields e Christopher Atkinds.
Una mia piccola personale scoperta affacciandomi all’università e nei primi viaggi all’estero notai che nelle città le proiezioni iniziavano al mattino mentre qui da noi esse si potevano vedere solo nel fine settimana e nelle ore serali.
Oggi TV e Cinema sono un tutt’uno, ma è tutto un altro mondo. Vedo però che la gente va ancora al cinema. Tuttavia l’eccessivo “numero di scelte”, anche gratuite, disponibili nei canali streaming rende quasi impossibile “scegliere”, per cui capita anche a me di iniziare la visione di un film e poi staccare prima di metà per passarne a un’altra. Volevo per ulltimo segnalare infine che nel canale Youtube.com è disponibile una grande quantità di quei film che hanno illuminato, divertito, educato, istruito la nostra infanzia, quella che, almeno nel mio caso, ha frequentato il Cinema dei Preti.