Finalmente conclusa la serie degli esami? Procedendo verso la “terza età” inizia un’altra serie di esame periodici, quelli clinici di controllo dei “parametri vitali”. Quando appare un dato non chiaro, subito si corre ad approfondire con altri esami sempre più specifici. Ho concluso? No, ma mi fermo qui, ognuno può completare per conto suo.
Proseguo però in un’altra direzione. La parola esame va molto d’accordo (qualche volta è considerata sinonimo) con la parola valutazione. La prima differenza? Mentre qualsiasi esame occupa una piccola parte di tempo con la breve attesa del risultato, la valutazione ha una durata che possiamo definire “perpetua”: in ogni incontro, in ogni cosa che facciamo, siamo sempre “valutati”. Qualcuno ci guarda (per fortuna! non essere guardata da una ragazza è per se stesso un gran problema) ma soprattutto “ci giudica - valuta”.
Fare un esame è facile: ci sono già delle regole previste; valutare invece è operazione ben più difficile; ognuno ha le proprie regole che quasi sempre non sono razionali ma emotive. Una prima conclusione? Scopre una cosa a cui noi non pensiamo mai: siamo continuamente valutati anche se non siamo atleti in competizione e su tutti pesano i giudizi (e pre-giudizi). Di conseguenza facilmente siamo tutti portati a vivere in una continua ansia di prestazione. Vogliamo essere all’altezza di quello che (pensiamo) gli altri si aspettano da noi e inconsciamente ci adeguiamo alle aspettative esterne.
A noi da piccoli al catechismo (per chi ci è andato) è stato insegnato che alla fine la vita sarà valutata. Non ci crede quasi più nessuno, invece siamo preoccupati delle valutazioni giornaliere ed è un peccato (non quello da confessare), perché sulla qualità della vita chi celebra il funerale di solito ci mette grandi elogi ma non è così: ci sono vite “brutte” e soprattutto cattive. Già, ma chi le giudica? L’opinione pubblica? Sfuggire alla valutazione? Impossibile, ma essere consapevoli di essere valutati permette di coltivare la capacità di essere liberi. Bisogna giungere molto avanti con l’età per sentirsi almeno parzialmente liberi da tanti condizionamenti e avere volontà e forza per difendere “essere sé stessi”.
Qualche tempo fa ho letto su un giornale che la “terza età” (che magari coincide con la pensione), al contrario di quello che si pensa, è una “bella” età. Sono d’accordo non solo per il tempo libero che si può godere (se si ha imparato ad usarlo, abilità non scontata e che nessuno mai valuta) ma perché finalmente si è usciti dal “complesso valutativo” (non certo dagli esami “clinici”) per cui devi sempre rispondere di quello che fai e di quello che appari (poche volte di quello che sei!), ma, finalmente, hai la possibilità, ma molto di più la libertà, di essere te stesso.