Come ricorda fra’ Paolo Benanti, esperto di bioetica ed etica delle tecnologie, nonché presidente della Commissione per lo studio dell’impatto dell’intelligenza artificiale sul giornalismo, bisogna insistere perché esista un diritto “cognitivo” delle persone: “quello di sapere quali contenuti sono stati elaborati da un essere umano che ci mette la sua responsabilità, e quali invece sono stati prodotti da una macchina”. L’AI deve essere vista come una opportunità funzionale allo sviluppo e alla crescita equilibrata del genere umano che deve conservare la sua capacità di sapersi assumere responsabilità, non diventare lo strumento che predetermina, condiziona e decide le scelte dell’Uomo; vanno perciò contrastate e temute tutte quelle situazioni che prefigurano una umanità diminuita per lasciare spazio ad una artificialità aumentata.
Intelligenza artificiale: rischi e opportunità
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