| Se e come è possibile amministrare Valdagno (5) - COME LA VEDE “IL CORRIERE DELLA SERA”? A VOLTE RITORNANO |
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| AMMINISTRAZIONE COMUNALE | ||||||||
| Scritto da Redazione | ||||||||
| Venerdì 25 Giugno 2010 15:01 | ||||||||
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Domenica 20 giugno il Corriere della Sera nel suo inserto “il Corriere del Veneto” ha dedicato una serie di servizi su Valdagno. Sono pagine non eccezionalmente interessanti, almeno per chi conosce la città, e che poco dicono del futuro, soffermandosi soprattutto sull'esperienza storica, certamente unica nel suo genere dal momento che, a partire dagli anni ‘20, l’intervento di Gaetano Marzotto ha cambiato profondamente il volto della città. Esso, tuttavia, ha purre condizionato e in parte plasmato psicologia e mentalità soprattutto della città che si stringeva attorno alla fabbrica e al suo imprenditore mentre la popolazione che abitava la fascia collinare non si identificava completamente con la fabbrica e sviluppava un’economia parallela). Il messaggio degli articoli riportati da “il Corriere” è abbastanza trasparente: Valdagno ha avuto bisogno di Marzotto per decollare, tutt’ora la Città ha sempre bisogno di Marzotto per trovare una propria dimensione e mantenere una soddisfacente qualità di vita. Era espressione comune nel passato: "Valdagno è Marzotto e Marzotto è Valdagno". Si può infatti dire che nei servizi emersi il volto di Valdagno appaia oggi diverso? Nel titoletto della prima pagina, richiamando l’inserto speciale dell'interno, si scrive : “ Valdagno, le città che vuole andare oltre il mito Marzotto". Possiamo sentirci d'accordo? Intanto una delle caratteristiche proprie del mito è che, “essendo mito”, non passa. Noi ci portiamo dietro miti ancestrali! Mito Marzotto vuol dire che, comunque, Marzotto è presente, anche se nessun Marzotto, per ora, abita più a Valdagno. Però c’è l’annuncio in un ampio servizio-intervista: Marzotto sarà ancora simbolicamente presente nella persona di Matteo, che “torna ad abitare fra noi”. “Ancora oggi Valdagno è in qualche modo prigioniera del suo passato”, annota in un passaggio dell’intervista di Stefano Dall’Ara. Ha perfettamente ragione, questo è il motivo per cui la città, ai primi posti nel passato, oggi soffre di depressione cronica di natura nostalgica. “Valdagno vuole (tornare) ad essere capitale culturale e sociale. Questo il sogno (possibile) della città. Pubblico e privato uniti per il futuro sulla scia dei fasti del passato e della tradizione Marzotto”. Su questo si sviluppa l’articolo più importante, che ha soprattutto carattere storico (richiamando la tappe fondanti e i momenti di passaggio della città marzottiana. Quali segnali ha tuttavia trovato il giornalista che motivino speranze di profondo rinnovamento? C’è ne sono alcuni.
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| Ultimo aggiornamento Venerdì 25 Giugno 2010 15:13 |
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